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Apollonia


Il parco archeologico di Apollonia si trova a 12 km a ovest di Fier, a ridosso del paese di Pojan. L’antica città si erge  alle falde di una solitaria collina di fronte alla laguna di Darzeza, tra la foce del fiume Seman e quello di Vjosa. L’area archeologica si estende su una superfice di 137 ettari e tremila anni di tempo, dove reminescenze di civiltà illire, greco, romache, bizantine, ottomane, fasciste, comuniste ne testimoniano oggi la storia. L’area è un intatto oasi verde che si prolunga per ettari ed ettari fino al mare. Seguendo i percorsi sotto l’ombra dei olivi, querce e la vigorosa vegetazione, scorgiamo le imponenti mura di blochi di pietra, l’agora, il Buleterioni, conosciuto anche come il tempio di Agonoteti, colonati di marmo, l’anfiteatro, la biblioteca, la stoa, necropoli, le terme, il ginasio, nympheum, mosaici e altri monumenti che arrichiscono questo mondo incantato.

Apollonia fu fondata nel 588 a.c dalle colonie corinzie provenienti da Corfù, dove vi erano insediate precedentemente. I coloni greci, ormai famigliari con le coste dell’Albania, le avevano già esplorate, fatta la conoscenza della popolazione Illira e fondato Epidamos, la’attuale Durrazzo. Prima dell’arrivo dei corinzi, popolazioni Illire abitavano sul delta del fiume Vjosa e qui avevano costruito il porto da dove commercializzavano i propri prodotti agricoli. Si presume che inizialmente questa città embrionale fosse chiamata Gylax, ma in seguito alla costruzione del tempio di Apollo le fu dato il nome di Apollonia. Sotto l’amministrazione ellenica, Apollonia divene un delle più importanti colonie e porti delle coste adriatiche, dove il commercio da e verso l’entroterra d’Albania, Macedonia, Italia e Grecia andava ad intesificarsi e la città ad ingrandirsi ed abellirsi. Si sviluparono le scuole, le arti, l’architettura e la filosofia, nel V sec a.c Apollonia era una città-stato e cognava la propria moneta d’argento espansa in tutta l’area balcanica. Nel 299 a.c la città passo sotto il dominio di Roma che la collego con la via Egnatia rendendola così un punto nevralgico del commercio lungo la costa orientale dell’Adriatico. Cesare nel 48 a.c, pocchi anni dopo aver finito qui i studi oratorici, inseguendo Pompeo e le sue trupe insediate a Durazzo dopo la fuga di Brindisi, si accampo ad Apollonia dove attese l’arrivo di Marco Antonio prima di sconfigere Pompeo sulle rive del fiume Viosa.  Il sostegno dato a Cesare durante la guerra contro Pompeo fecce guadagnare ad Apollonia lo statuto di città libera garantendole un prospero futturo. Nel III sec d.c, però, un forte terremoto inferisce ingenti dani alla città, cambiando il corso di fiume Vjosa, evento questo che rese inavigabile Il porto e diede origine alla estensione di aree paludosi a vale, di conseguenza la malaria, malatie infettive e altri ripercursioni sociali ed ecomiche condussero Apollonia ad un progressivo declino ed all’abandono.

Nella prima meta del XIII secolo, quando la città era ormai abbandonata al suo destino e ridota ad una piccola comunità  dispersa nell’area circostante, un gruppo di cristiani vi costruirono qui un monastero e la chiesa di Santa Maria. Per l’edificazione del monastero furono impiegate pietre e colone della città e si ritiene che il monastero della Vergine si erege sulle rovine del tempio di Apollo.  Il monastero, preservato in ottime condizioni è reso ancora più suggestivo dal museo archeologico che è stato allestito all’interno. Nei padiglioni e i corridoi con archi e colone sono esposti i reperti rinvenuti nel parco di Apollonia, come statue, colone, anfore, monete, epigrafi, rilievi, gioielli ed altro.

Il primo visistatore di Apollonia fu Ciriaco Anconitano nel  1435 e fecce nottare l’esistenza del tempio di Artemide, ma solo dopo il 1800 Apollonia catturerra seriamente l’interesse dei archologici e studiosi che iniziano a visitarla, cittarla, studiarla ed in parte a scavarla. Attualmente si sitima che non più di 10% del tesoro sotterrato sia rinvenuto alla luce.