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Bylis


Il parco archeologico di Bylis si trova sulle colline di Mallakastra, da dove sorveglia la valle del fiume Vjosa ed i crinali delle colline che si inalzano ai lati della valle. L’antica città è situata a 40 km a sud dalla città di Fier, nelle vicinanze dell’attuale paese di Hekal. Il sito archeologico copre un area di circa 30 ha, circondato da un massicio muro che si estende per 2.2 km, largo 3.5 m e con una altezza che varia tra gli 8 ed i 9 m costruito attorno alla metà del IV sec. a.c e restaurato in epoche diverse. La città di Bylis è stata la più grande città dell’Illiria meridionale e apparteneva alla regione illirica di Atintania che comprendeva Amantia a sud della valle del fiume Vjosa, gli insediamenti lungo la vale di Drinos, oltre che la città di Gjirokastro. Monumenti archeologici, come le mura e le tombe rinvenute all’entrate della città, testimoniano che Bylis fu fondata nella metà del IV sec a.c, in seguito alla riconquista della regione di Atintania da parte del re Illirico Bardhyl ed il consolidamento del legame politico ed economico tra Amantia e i bylini, questi organizzati in piccole città. La città fu designata fin dall’inizio ad essere la nuova capitale di questa unione e fu realizzata e popolata in breve tempo. La scelta della sua posizione fu determinata dalla possibilità di osservare tutta la valle di Voiussa e le strade che collegavano Apollonia e la costa dell’Illiria con l’Epiro e la Macedonia. Un altro fattore che contribui alla nascità di Bylis come nuova capitale, fu anche l’avvanzata di Filippo II, re della Macedonia. Nel 380 a.c, Pseudo Skylax in una descrizione del Mare Adriatico e Ionio da appunto notizia della regione di Atintania e della sua popolazione illira, lasciando chiaramente trapellare l’unione politica tra i bylini ed Amantia. Troviamo questa unione anche in un manoscritto in foglio di rame deposto attorno alla metà del IV sec. a.c nell’oracolo di Dodona. Bylis fu sconfitta nel 314 a.c, assieme ad Apollonia e Durazzo, dal re macedone Cassandro e poi ripresa di nuovo dagli Illiri, due anni dopo, sotto la guida di re Glaukia che dominó su Durazzo lasciando libera la città di Apollonia. Il successore di re Glaukia, Monun, con la sua venuta al trono attorno al 280 a.c, si impossessa anche di Apollonia e stabilisce la propria residenza nella città bylina di Gurzeza. Se pur per un breve periodo, la città fu dominata anche da Re Pirro e suo figlio Alessandro. Nel 270 a.c, però, il re Illirico Mytil sconfigge Pirro e si insedia su Durazzo e Apollonia, garantendo una vita pacifica e prospera per alcuni decenni. Durante questo periodo furono realizzati l’Agorà, il teatro, la grande stoà, lo stadio e una serie di monumenti. I bylini coniano la propria moneta di bronzo dove i simboli sono differenti dalle monete coniate ad Apollonia o Durazzo, fatto che testimonia l’indipendenza e lo sviluppo economico della città. Dopo lo sbarco delle truppe romane nel 229 a.c. ad Apollonia, gli atintani si allearono con gli romani contro la regina Teuta ottenedo in cambio la propria indipendenza. Atintania fu riconquistata di nuovo da Filippo V di Macedonia nel 213 a.c., che utilizzò la città come base strategica per poter controllare e attaccare le truppe romane insediate ad Apollonia. Quando nel 198 a.c. i romani sconfissero i macedoni, Bylis riconquista l’indipendenza, divenendo alleata di Roma. Trent’anni dopo, troviamo i bylini combattere al fianco di Roma contro re Genci, ma inspiegabilmente un anno dopo troviamo gli atintani alleati con i molossi e i macedoni contro la stessa Roma. Il cambio di bandiera provocò l’ira di Lucio Emili Paolo contro l’intera regione che si tradusse nel 167 a.c nella distruzione di settanta città dell’Epiro tra le quali venne bruciata la città di Antagonea e altre città più piccole byline, come quella di Nikaja nel paese di Klos, Gurezez nel paese Cakrani, Mergellic vicino a Patos, Rabije e Kalivac nel distretto di Tepelena e distrusse parzialmente la città di Bylis. Dopo questa cattastrofe le città più piccole di Atintania furono completamente abbandonate, mentre Bylis fu l’unica ad essere ricostruita , ma questa volta non più come piccola repubblica indipendente, ma come una colonia Augusta. Sotto le ali dell’impero romano Bylis conobbbe un lungo periodo di pace e prosperità, fu di nuovo ricostruita e riorganizzata e intere colonie di veterani vennero trasferite in città. Negli annali del 49 – 48 a.c troviamo documentato il passaggio di Bylis come colonia romana a Cesare, che utilizzo la città come base di rifornimento per le truppe romane. La serenità ebbe fine nel 184 quando Bylis venne distrutta dai Goti durante le invasioni barbariche. Dal 408 al 450 la città fu dominata da Teodoro II che iniziò una campagna di ricostruzione della città. Furono ricostruite le vecchie mura romane e numerose chiese all’interno ed al di fuori delle mura, nel territorio si contano più di venti chiese pleocristiane. Nel 435 il Vescovo di Apollonia e Bylis, Felix prende parte al Concilio di Efeso, assieme a quello di Durrazzo e Scutari, ma poco più di ventanni dopo Bylis ha un suo episcopato ed un suo Vescovo. Durante il dominio di Giustiniano (527 -565), Bylis viene descritta come una delle più importanti città della nuovo Epiro. Durante le invasioni barbariche, tra 547 e 551 Bylis venne di nuovo distrutta e negli anni successivi di nuovo ricostruita, ma nel 558 le invasioni slave la distrussero di nuovo portandola cosi al suo abbandono definitivo. L’episcopato si trasferi nella attuale cittadina di Ballsh dove già era stata eretta la nuova basilica. Il nome Ballsh arriva appunto da Ballis, cioè Byllis.

La città di Bylis fu scoperta all’inizio dell’ottocento da H. Holland, viaggiatore e scrittore inglese, il quale diede notizia di queste rovine nel suo libro sull’Albania, Grecia e Macedonia che fu pubblicato nel 1815. Durante il XIX secolo, quando i gran tour classici erano di gran moda nell’aristocrazia europea, Bylis fu visitata e descritta da diverse autorità diplomatiche ed intelletuali che ne fecero una tappa prima della Grecia classica. I primi scavi a Bylis furono fatti nel 1917 e 1918 dall’archeologo austriaco C. Praschnizer che portò alla luce parte della cinta muraria, il teatro ed il grande portico. Gli scavi portati alla luce da Praschnizer hanno successivamente attratto l’attenzione di Ugolini impegnato già a Butrinti e Sestieri. Nel 1978 ha avuto inizio una campagna sistematica di scavi condotta dal Centro degli Scavi Archeologici dell’Academia delle Scienze Albanesi sotto la direzione degli archeologi albanesi N. Ceka e S.Mucaj. Dal 1999 gli scavi vengono proseguiti da una equipe di archeologi albanesi e francesi.

Un sincero ringraziamento a Michele per aver corretto il testo.